17 luglio 2019

CULT OF TERRORISM - Megváltozhatatlanság [Toten Schwan, 2019]

- Megváltozhatatlanság -

‘Oh, tenete a mente questi nomi eh!’

Questa è la frase con cui il 4 dicembre 2015 l’amministratore di condominio di queste violacee pagine concluse l’articolo riguardo uno split-tape fra Lamia (di cui mi piacerebbe risentire cose nuove) e, appunto, Cult Of Terrorism. Mi sa che per una volta forse ci ho preso, e la prova che dietro quel moniker (vero nome Joshua Pettinicchio) e quell’unica traccia si nascondeva un artista musicalmente molto interessante, l’ho avuta con l’album Il freddo di quel che esiste (Dio Drone, 2017).

‘Megváltozhatatlanság è un inno per chi vuole solo trovare la pace con se stesso’

Leggendo questa breve descrizione (ricordo che Megváltozhatatlanság in lingua ungherese significa immutabilità) che lo stesso dal del disco, ho esclamato: ecco, non fa per me, ma solo perchè qui si è tossico-dipendenti da diagio. Poi, però, l’ho ascoltato ugualmente (son mica così cretino), più che altro per avere termini di paragone con il precedente, che apprezzai molto.

Dunque, non conosco personalmente il buon Joshua, ma da questo nuovo percorso sonoro ho idea che la pace l’ha già trovata. Un viaggio che non ha intrapreso in solitario, bensì accompaganto da quattro fedeli confalonieri dell’immutabiltà (52-Hearts Whale, Valerio Orlandini, Testing Vault e meanwhile.in.texas). Sonorità rarefatte che inchiodano e incollano il viaggiatore, con lo scopo di giungere davanti al divino (Qualcosa è perduto) con un bagaglio di prospettive e visioni ultraterrene (υπναγωγικών). 
Lavoro complicato (nel senso buono), un viatico lento, un declino gelido, esoteriche formule che portano ad un totale annullamento tridimensionale (Mitochondria): la sensazione percepita è la stessa di quella che avvertono gli eschimesi all’interno di un igloo mentre fuori imperversa una violenta tormenta di neve, con l'aggravante che sta maladetta bufera dalle atmosfere cupe e ossessive è stata provocata artificilamente da quel genio delle manipolazioni dei suoni ambientali che risponde al nome di meanwhile.in.texas
Immutabilità va a braccetto con immobilità, e infatti, c’è presenza di virus o batteri che causano effetti (quasi) isterici, Orlandini, soprattutto, si inserisce a gamba tesa nel tema dando forme sacrileghe e sostanze horror alla propria Fortezza delle spine: una sorta di immobilità schizofrenica da autoflagellazione con pesanti cilici. Daniele Santagiuliana (Testing Vault), invece, gioca e scherza a incatenarci con impedenze e resistenze elettriche, creando delirio e disorientamento come fossimo dentro un labirintico circuito elettronico: apri-chiudi, on-off e failure!

Gli artwork che accompagnano il cd visti dal web non mi piacevano, ma ora che li osservo tra le mie mani devo ammettere che sono davvero belli: Megváltozhatatlanság esce per la Toten Schwan in edizione limitata a cento esemplari, passate a dare un ascolto e occhiata. 
Comunque, questa è la prima bozza che è uscita dalla mente malata, era piena notte e con un po' di birra in corpo, se non piace, pazienza: 
non si replica (sorriso).

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