2 maggio 2018

BANISHED PILLS & CAMILLA PISANI - Lithium Salt [Sounds Against Humanity, 2018]

- Lithium Salt -

L'approccio con cui comincio a scrivere queste poche righe è lo stesso di quando trattai una quasi sconosciuta Caterina Barbieri. Tutto ciò è dovuto a Camilla Pisani (al quale auguro la stessa fortuna artistica che sta avendo la giovane musicista bolognese), che scopro ora per la prima volta, merito della unione artistica con il (quasi) mio concittadino Edorardo Cammisa alias Banished Pills, nonchè l'oscuro personaggio che si nasconde dietro l'etichetta indipendente Sounds Against Humanity. Più navigato quest'ultimo mentre è alla seconda prova la Pisani. Collaborazione che esce in trenta copie: audiocassetta glitterata - o se volete, puntinata di stelle - accompagnata da un gradevolissimo artwork.

L'album si chiama Lithium Salt, e vabbè, giochiamo in casa, giochiamo con la chimica: mai dare da bere a un acido! Ho cercato quindi di scoprire dove fossero le componenti aggressive e riflessive di questo lavoro, anche perchè, leggendo il concept e dopo il titolo non potevo fare altrimenti. Ricontrollando la tavola periodica degli elementi ho notato qualcosa di insolito, ed infatti, è un po' strano che il Litio, con quel suo potere antidepressivo per la mente, sia circondato da metalli esplosivi come l'Idrogeno, il Sodio e il Magnesio, e filtranti come il Berillio (penso alle placchette utilizzate in radiologia industriale per, appunto, filtrare le radiazioni nocive al contrasto e alla qualità del prodotto finale).

 Non è un caso se quei sali sono prescritti come cura per il Disturbo Bipolare, e detto ciò, nel proseguire con l'ascolto si riscontrano in questo lavoro proprio le caratteristiche sopracitate: in verità pochi gli sbalzi d'umore, ma comunque presenti, ma tutte le atmosfere partono da frequenze ultrasonore e terminano in reticolari onde elettromagnetiche, soprattutto in «food is our cancer - all the songs played when we were hungry».

 Dopo aver inserito il tape, premo il tasto play, ma non sento nulla, eppure il conteggio è partito. Ma che piciu: non lo sai che il drone-ambient va ascoltato rigorosamente in cuffia? e peraltro me l'avevano perfino consigliato! 
Dunque riprovo, finalmente un flebile e corpuscolare suono fuoriesce dagli auricolari: ed è come navigare fra le infinite striature cosmiche emesse dalla materia oscura di cui è composto l'universo.

Quei quasi due minuti di silenzio assoluto della traccia iniziale servono ad amplificare quei dronici e gelidi ghiacciai antartici prossimi alla rottura preannunciata dapprima da impecettibili rumorini somiglianti alle crepe che si formano quando c'è una brusca dilatazione termica, poi, da quella sorta di effetti sonori da sterilizzazione che si manifestano quando versiamo dell'acqua ossigenata sopra una vistosa escoriazione della pelle.
 
La traccia finale, infine, ha con tonalità decisamente più bassa, suona distorta, metallica e quasi morente, in certi istanti perfino isterica, come se provenisse da un organo rotto ingabbiato dentro una bobina di Tesla, daltronde il titolo «approximate study of a human mind» lascia presagire qualcosa di chiuso e di asfissiante. Brano lungo e tecnicamente ben assemblato, il mio preferito in assoluto, in particolar modo dal minuto quindici, quando assume una forma lobotomica, ecclesiasticamente invasiva e mentalmente vermicolare: concept sonoro perfettamente azzeccato.

Lavoro più che buono, sarebbe stato ottimo se ci fossero state più variazioni sul tema, insomma, avrei preferito sentirci qualcosa di più instabile, come quei disturbi condominiali da subconscio, quelli che ti svegliano in piena notte, ma son solo questioni di gusto, tranquilli.

Qualcuno, e soprattutto gli autori, si staranno chiedendo se il condominio HgM ha gradito, ebbene, vi rispondo con una storiella o metafora: quando secoli fa andavo a scuola, il professore di Meccanica e Termodinamica utilizzava come forbice di votazione dal 5 al 7, se per caso ti dava quello più basso, state pur certi che non era un bel voto. Ecco, qui, il buon Mazzarino, gli avrebbe dato un qualcosa tendente al 6.5.


Supporto et... buon ascolto!

3 marzo 2018

Focus: MEANWHILE.IN.TEXAS

Assai prolifico ultimamente il nostro Angelo Guido da Brindisi, che, scritta così, scherzosamente ricorda il famoso Guido d'Arezzo. Vabbè, ci eravamo lasciati con il tape dello scorso anno (Twentynine Palms) uscito per Luce Sia e in collaborazione con Paolo Colavita alias Skag Arcade. 
Cassetta che magari un giorno riprenderemo, perchè di difficile assorbimento, nel senso che ci ha messo davvero in forte difficoltà, o meglio, abbiamo capito dove concentrare l'attenzione, e cioè sulla bustina di sabbia e quindi tutte le varie sfumature abrasive con conseguenti escoriazioni, solo che gli 'ospiti mentali' del condominio HgM non vogliono mettersi d'accordo: a volte capita!

- Golden Ruins -

Partiamo quindi dal nastro uscito prima in ordine temporale, ovvero Golden Ruins, rilasciato dalla interessante etichetta barese Sonorus: già, proprio una label da tenere sotto osservazione, sia per le ricercate sonorità ma soprattutto perchè ad ogni produzione allega un meravigliosa cartolina. Golden Ruins (50 copie) è il frutto della collaborazione con Vincenzo Nazzaro aka Rooms Delayed, e suona soffice e candido come la ripetute nevicate di questa settimana, come immergersi in apnea nelle profondità di un oceano composto da leggiadre piume d'oca e riemergendo purificati nello spirito ma senza una molecola di ossigeno nei polmoni. 
Le coordinate sono quelle di un drone-ambient costruito in modo certosino e efficiente per quel che rigurada l'aspetto 'deriva dei continenti', risultando sicuramente performante in versione live. Da amante della nebbia, nuovole basse e tonalità di grigio (vedi copertina) avrei preferito che suonasse più opprimente e tenebroso, mi hanno fregato, ciononostante il risultato è ugualmente buono, e, nello scambio, ci ho solo guadagnato io. 
Ottima sinergia fra i due artisti,  Ascension assolutamente sopra le righe: pensateci se volete fare un regalo a qualcuno.



- The Worlds We Left Behind -

The Worlds We Left behind (30 copie in CDr), invece, esce per la Sounds Against Humanity, altra etichetta italiana memorizzata. Ecco, questo lavoro ci è assai piaciuto, tanto che sembra quasi abbia tenuto da parte un po' della sabbia di Twentynine Palms, solo che qui le abrasioni riusciamo a controllarle riuscendo (forse) a dare un senso compito: assolutamente sulle mie coordinate spazio-tempo-malattia-metafisica. Metallico e tagliente, dal retrogusto malinconico e per certi versi anche isterico. Suoni graffianti ed espolsivi, una sonorità invasiva paragnoabile ai raggi X, inteso che entra in profondità del volume corporeo senza causare apparenti danni esterni. Sei tracce, brevi come durata e senza alcun titolo se non quello numerico che le ordina, ma che avrebbero potuto unirsi in una soltanto poichè tutte focalizzate su atmosfere di distruzione della materia e scenari post-apocalittici (come testimoniano copertina e titolo). Potrebbe risultare una ottima colonna sonora per film che hanno quelle tematiche, personalmente ha ricordato alcune nebbiose e gelide ambientazioni da highlands scozzesi di Valhalla Rising e quegli introspettivi e oscuri viaggi spirituali-lisergici di Morgenrøde. Io ho già comprato il Cdr, attendo solo che mi arrivi, fatelo anche voi!

17 febbraio 2018

FRAGMENTS - A Musical Guide To Understand Mental Illness [Toten Schwan, 2018]

- Fragments -

«...ma l'arte la fanno i pazzi, i solitari e i dannati.
L'arte non viene mai dalla felicità»

Una volta una persona amica mi disse che le persone borderline, o meglio, quelle che manifestano sintomi da Disturbo della Personalità, sono capaci di riconoscersi anche a distanza semplicemente 'annusandosi', ecco, questa regola, per quel che mi riguarda, posso espanderla anche all'aspetto musicale. Dunque, se pensavate che il blog fosse morto vi sbagliavate, poiché il violaceo condominio HgM che lo gestisce, risorge ogni qualvolta sente l'odore di proposta sonora dall'elevato tasso di malattia.

Il lavoro in questione si chiama «A Musical Guide To Understand Mental Illness», ed è stato realizzato da una giovane ragazza bergamasca, di cui però non conosco il nome, ma che conosceremo attraverso lo pseudonimo di Fragments. Scrivere da un file scaricato non ci piace, preferiamo di gran lunga annusare l'odore del nastro magnetico, quindi, facendo finta di averlo fra le mani, cercheremo di approfondire ugualmente l'argomento. L'album - che dovrebbe essere rilasciato in tape per la Toten Schwan in edizione limitata - non ho ancora ben capito se uscirà o meno: diciamo che è una decisione altalenante quanto gli sbalzi repentini del mio umore giornaliero. 
Suddividendosi in due parti (Symptoms e Therapy), questo breve lavoro si contaddistinge per la tecnica esecutiva e per la ricerca e assemblaggio dei suoni, collocati sempre al momento opprtuno.
L'invasiva introduzione di «Impulsive And Often Dangerous Behaviours» anestetizza i circuiti neuronali attraverso una sorta di siringa monodose, iniettando nel fragile corpo un farmaco/veleno, che veicolato da massicce dosi di techno-industrial, finisce per ricordare certe aggressività della scena Ebm canadese di inizio anno Novanta. Dopodiché, una finta quiete, costruita su gelide parti ambient, cerca di prendere il sopravvento del sistema nervoso, venendo però ostacolato da barriere noise e accartocciamenti, che in qualità di ultimi e malandati anticorpi, combattono internamente fino alla fine contro quei sintomi derivanti dalla sopracitata malattia mentale.
La terapia, o almeno una delle tante, purtroppo si deve applicare. Terapia che però, ascoltando le tre tracce che la compongono, sembra risultare non adeguata o perlomeno non avere un effetto immediato, e nonostante sfumature (quasi) eteree e geometrie apparentemente distensive, l'organismo si oppone e si ribella al veleno attraverso urlacci, dolore, martellamenti industriali, escoriazioni e tribalismi voodoo, musicalmente parlando: come se i Test Dept, Die Form (quello tagliente di Sex By Force), 23 Skidoo e Het Zweet si fossero uniti per formare un insano e alienante supergruppo (vedi Insane Asylum).


Tempo dedicato alla scrittura, circa un'ora, non male, ma questo accade quando la 'cosa' è altamente interessante e piacevole per le mie ormai usurate orecchie. 
Speranzoso che questo lavoro esca ufficialmente, e in audiocassetta, sottolineo che per me è un gran bel debutto, consigliandovi altresì di dare un serio ascolto alle tracce precedenti (vedi Sublimazione), in quanto davvero notevoli anche quelle.


Dopo avervi scritto che l'autrice dedica le sei tracce a F., un ragazzo conosciuto in ospedale e poi suicidatosi, vi auguro un buon ascolto!

10 settembre 2017

EMPTY CHALICE - Emerging Is Submerging · The Evil [IÖR, 2017]

- Emerging Is Submerging · The Evil - 

Per questioni personali e scaramantiche avrei preferito possedere la numero 27, purtroppo ho la copia numero 4 di questo nuovo lavoro targato Empty Chalice, già sviscerato su queste pagine attraverso il progetto (quasi) parallelo Gopota. Anche se non ho il numero desiderato e fortunato, resterà (da queste parti) come uno di quei lavori che saranno difficili da dimenticare, perchè ottimamente strutturato su sonorità e concetti che entrano di prepotenza nei territori governati dall'oscurità e da quella cianidrica e sulfurea componente death-industrial.

Dark Deep Darkness and Splendor all around,
it was in the roots and under and a tree came out,
and then a house with stars above,
inside the house a man with eyes to see,
and long arms reaching,
he saw the Splendor all around,
and when he reached into the Deep Darkness,
he saw Himself.

- David Lynch -

L'autore fa un'altra citazione lynchiana, ma siccome l'oscurità esercita una sorta di attrazione magnetica, abbiamo preferito optare per qualcosa che richiamasse, appunto, le tenebre.

D'istinto, ovvero ad un primo approccio, le sonorità opprimenti e asfissianti traggono in inganno l'ascoltatore portandolo a pensare che Emerging Is Submerging·The Evil sia un doppione (ovviamente non è così) di Music For Primitive, e comunque, anche se lo fosse, sarebbe meraviglioso ugualmente.
E' uno di quei lavori che 'fanno male', inteso che non smetteresti mai di ascoltarlo, ed infatti, si è andati in loop per qualche ora.
Personalmente lo interpreto come il giusto proseguimento, insomma, un nuovo atto, che si diversifica dal precedente attraverso l'ambientazione: rituali alchemici, cattedrali gotiche e tetri manoscritti medievali (Gopota), carenza di ossigeno, siderurgia, ruggine, fatiscenti impianti industriali e tantissimo buio (Empty Chalice).

Metaforicamente lo possiamo definire come quel processo siderurgico a ciclo integrale, dove la ghisa, estratta dalla fornace, viene spedita ancora fluida all'acciaieria, subendo così un procedimento di conversione con il quale si sottraggono atomi di carbonio, trasformandola definitivamente in acciaio grezzo.
Lo so, non ci avete capito nulla, allora scriviamo l'esatta morfologia: difficoltà di respirazione per la forte presenza di zolfo (Emerging Is Submerging), sanguinolente lacerazioni polmonari, virus del Tetano in agguato e ammassi di ferramenta arruginita (The Evil).

Per la mia gioia, l'album è uscito in audiocassetta per la sotterranea etichetta barese IÖR (Industrial Ölocaust Recordings) in solo 31 copie: correte all'acquisto!


Buona trasformazione!

30 agosto 2017

BISCLAVERET - Er Roud El Aater Fi Nezaha El Khater [Cynfeirdd, 2004]

- Er Roud El Aater Fi Nezaha El Khater - 

Bisclaveret è un duo polacco (Maciej Mehring e Radosław Murawski) attivo dal 2003. Questo cd uscì nel 2004 per l'etichetta francese Cynfeirdd (oggi trasformatasi o inglobata nella Infrastition) in solo 141 copie.  
'Er Roud El Aater Fi Nezaha El Khater' non è altro che la registrazione di una performace live realizzata nella città di Danzica (appunto nel 2004) e qui proposta sottoforma di unica traccia della durata di poco più di cinquanta minuti. 
In essa si possono trovare numerose sfumature che vanno dalla tetra dark-ambient alla metallica industrial, condite da una più che marcata componente rituale e marziale. Un ottimo lavoro, appetibile per i sotterranei ascoltatori dei generi appena citati.


... che sia per voi un buon ascolto!

22 agosto 2017

MONOLOGUE - Spazio [Hylé Tapes, 2017]

- Spazio -

E siamo ancora qui a scrivere poche righe sulla nuova uscita (audiocassetta rilasciata in sole trenta copie, e già tutte esaurite, dalla francese Hylé Tapes) di Marie_e_le_Rose, e ancora una volta con lo pseudonimo di Monologue. Quest'ultimo tape s'intitola semplicemente 'Spazio', parola con la quale la polistrumentista fiorentina sembrerebbe avere un profondo legame, visto che è già stato usato in un'altra occasione, vedi 'Space Is Still The Place', e peraltro unico supporto fisico che ancora manca alla mia personalissima collezione.

Dunque 'Spazio' è quell'intimo pensiero che vorrebbe rimanere nascosto e confinato all'interno di quelle cinque lettere, ma che per fortuna (per noi) la musicista riesce a trasformarlo in gradevoli melodie, accompagnate, quasi sempre, da strabilianti viaggi onirici per chi ascolta.
Il lasciarsi andare alla deriva, la calma piatta, uno sconfinato oceano privo di onde anomale, vorticose tempeste e forti venti; dove però, in lontananza, si intravede una minuscola e nera (meglio se viola) imbarcazione che, sfidando la natura e Poseidone, riesce comunque a muoversi poiché spinta da flebili sospiri e mentali onde elettromagnetiche (Nomade), mentre un branco di argentei delfini, seguendola da vicino (Ossessione), la protegge da ammalianti e ipnotici canti di sirene e da malvagi messaggi subliminali provenienti dalle profondità oceaniche (Perso), accompagnadola nel contempo verso un poco doloroso approdo, scandito da quel loro delicato e impercettibile sonoro (Riva).

Venendo da studi tecnici avrò sempre (credo) una definizione geometrica e tridimensionale dello 'Spazio', tanto è vero che, dopo questa nuova tape, il 'mio spazio' per Marie, ovvero quello dove riporre i nastri è sempre più ridotto e ci toccherà comprare una nuova mensola (battuta).
Sottolineando l'ottima copertina, il vellutato ascolto di 'Spazio' ci consente di chiudere con un messaggio finale: personalmente non so quanto il condominio HgM voglia giungere a riva; ebbene sì, preferiamo ancora rimanere liberi e nomadi, peregrinare e vagabondare senza un'apparente meta.


Buon ascolto!

29 luglio 2017

SACHIKO - Jangala Flamed With Deep Red [Reverb Worship, 2017]

- Jangala Flamed With Deep Red -

Il drone-noise rituale di Sachiko mancava da sto inutile blog da molto tempo. Questa è (credo) la sua ultima uscita: cd limitato a solo 50 copie rilasciato dalla britannica Reverb Worship.

 
... che sia per voi un buono e profondo ascolto!

29 giugno 2017

HEXN - Al-Khīmiyya [Old Bicycle Records, Non Piangere Dischi, diNotte Records, La Scatola Nera, 2015]

- Al-Khīmiyya -

Quasi due anni fa usciva questa graziosa cassettina.
Siccome la stiamo riascoltando, vi ripropongo il mio scritto pubblicato sulla webzine The New Noise.
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Hexn è quel personaggio vicentino tenebroso e solitario a cui piace nascondersi dietro simboli e giocare facendo esperimenti di chimica. Non mi meraviglierei scoprendo suoi passati studi scientifici. L’ammetto, non lo conoscevo, e così, studiando anche io, finisco su un’immagine che lo ritrae in abiti da sacerdote mentre esegue una probabile cerimonia d’iniziazione davanti a una tastiera. In un microsecondo mi balena la figura del tetro traghettatore dei dannati Michael ‘Zos’ DeWitt, coi suoi calici ricolmi di sangue, i candelabri accesi e i manoscritti segreti del Tempio di Laylah, musicati attraverso l’uso di strumentazione ricavata da ossa e teschi umani. Entrambi sono accomunati dallo stesso concept, cioè pratiche esoteriche e alchimia; a separarli ci pensano la melodia, gli strumenti (i tempi cambiano, sintetizzatori, drone e nuove modernità elettroniche) e le tematiche affrontate (il gusto del macabro, la necrofilia e l’oltretomba per Zero Kama, l’introspezione, teorie psicoanalitiche sulla ricerca dell’Io, sostanze allucinogene, psichedelia e cosmo per Hexn). Voci distanti e disperate quasi fossero delle preghiere che non potranno mai essere ascoltate, rivolte a un divino sbagliato o che non esiste più, e ritmiche pulsanti che scandiscono un cerimoniale recitato all’interno di una màstaba egiziana (“A Sacred Ring Around The Earth”) sanciscono la spiritualità di questa cassetta (128 copie), sigillandola con un enigmatico timbro in ceralacca come quello della copertina. L’etimologia sostiene che la parola “Al-Khīmiyya” sia di derivazione araba, e non è un caso se certe sonorità da mezzaluna fertile richiamino gli odori di quei territori (“Still Praying In The Middle Of The Sun”). Una gradita scoperta: personalmente, sempre che non abbia già preso accordi diversi, il prossimo rito lo sentirei bene dalle parti Yerevan Tapes.


Buona lettura et... buon ascolto!

13 maggio 2017

SUBKLINIK - Dead Forever [Obsessive Fundamental Realism, 2017]

- Dead Forever -

In questo 2017 Chad Davis aka Subklinik e molti altri progetti (vedi Torturecide) compie 21 anni di attività: prima uscita ufficiale Feasting On Souls nientemeno che per la gloriosa Slaughter Productions del compianto Atrax Morgue.
Dead Forever (messaggio abbastanza eloquente) presenta i soliti clichè che contraddistinguono questo progetto, ovvero opprimenti matrici di solforoso post-industrial e dark-ambient catacombale: un lavoro breve, nulla di trascendentale, ben fatto, nonché cupo e tenebroso come tutto l'artwork (cadaverico poster interno, involucro plastificato e ovviamente audiocassetta) rilasciato in modalità limitata dalla tedesca Obsessive Fundamental Realism.
Abbiamo pensato a cosa scrivere riguardo le quattro tracce, diciamo che non abbiamo avuto molta difficoltà, con queste sonorità e immagini il violaceo condominio ci va a nozze, quindi, questo è il risultato, abbiate pietà: materia organica in avanzato stato di decomposizione, informi scheletri putrescenti accatastati come fosse comuni a cielo aperto, con lo scopo di essere utilizzati come combustibile fossile per un gigantesco altoforno di un complesso siderurgico spaziale.