13 maggio 2017

SUBKLINIK - Dead Forever [Obsessive Fundamental Realism, 2017]

- Dead Forever -

In questo 2017 Chad Davis aka Subklinik e molti altri progetti (vedi Torturecide) compie 21 anni di attività: prima uscita ufficiale Feasting On Souls nientemeno che per la gloriosa Slaughter Productions del compianto Atrax Morgue.
Dead Forever (messaggio abbastanza eloquente) presenta i soliti clichè che contraddistinguono questo progetto, ovvero opprimenti matrici di solforoso post-industrial e dark-ambient catacombale: un lavoro breve, nulla di trascendentale, ben fatto, nonché cupo e tenebroso come tutto l'artwork (cadaverico poster interno, involucro plastificato e ovviamente audiocassetta) rilasciato in modalità limitata dalla tedesca Obsessive Fundamental Realism.
Abbiamo pensato a cosa scrivere riguardo le quattro tracce, diciamo che non abbiamo avuto molta difficoltà, con queste sonorità e immagini il violaceo condominio ci va a nozze, quindi, questo è il risultato, abbiate pietà: materia organica in avanzato stato di decomposizione, informi scheletri putrescenti accatastati come fosse comuni a cielo aperto, con lo scopo di essere utilizzati come combustibile fossile per un gigantesco altoforno di un complesso siderurgico spaziale.

29 aprile 2017

MURMUR MORI - Radici [Casetta, 2017]

- Radici -

Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su ‘l Busento,
Cupo il fiume gli rimormora
Dal suo gorgo sonnolento.

- tratto da La tomba nel Busento -

Mirko Void e Kuro Silvia sono i nomi dei due artsiti che si celano dietro le note affrescate in quel delicato pentagramma chiamato Murmur Mori. L'ultimo dipinto da loro realizzato si chiama Radici: è un disco per bambini (parole loro) che riesce ad unire undici singoli e brevi racconti in un unica fiaba, a tratti perfino commovente.
Radici è la testimonianza che il duo è assolutamente un gruppo da seguire, dove le idee nuove a quanto pare non mancano, tanto è vero che questo nuovo percorso intrapreso si lascia indietro momentaneamente quelle oscurtà esoteriche e crowleriane del disco omonimo e la forte componente onirica delle tracce presenti nello split a tre vie realizzato assieme ai qqqØqqq e Yurugu's Speech.
Davvero un ottimo lavoro, curato come sempre nei minimi dettagli, dove si mescolano sbiaditi passaggi eterei e cartoline folk (il paragone con gli Unto Ashes è sempre più concreto), pellegrinaggi spirituali alla Lvpercalia (vedi Riccardo Prencipe) e sofferte melodie da menestrello medievale (leggasi il maestro Angelo Branduardi): per la cronaca sto immaginando e fantasticando ascoltando in loop quel divino cantico de La Tomba Nel Busento (poesia originale del tedesco August von Platen-Hallermünde, tradotta in italiano nientemeno che da Giosuè Carducci).
Almeno nel mio caso è così, ti accorgi che un disco è venuto bene e ti piace, quando finisci per preferirlo ad altri scegliendolo spesso, nonostante i nuovi arrivi in casa sono molti e frequenti.


Supporto e... buon ascolto!

19 aprile 2017

CLARA ENGEL - Songs For Leonora Carrington [Wist Rec, 2017]

- Clara Engel & Songs For Leonora Carrington -

... abbiamo una pura venerazione per la cantautrice canadese Clara Engel. Probabilmente il motivo è da ricercarsi nella interpretazione delle proprie canzoni, cariche di sofferenza e disagio, caratterizzate da quel timbro vocale che riesce sempre a manifestarsi attraverso sfumature che non oltrepassano mai la soglia del nero più profondo: una sorta di un oscuro universo introspettivo, lamenti interiori che vorrebbero espandersi e farsi conoscere ma bloccati da catene mentali e invalicabili e spessi muri di cemento armato resistenti perfino alle radiazioni termonucleari.
Ormai la seguo musicalmente da più di cinque anni, tanto da poter affermare che con Songs For Leonora Carrington - splendido artwork illustrato edito dalla irlandese Wist Rec - Clara Engel raggiunge nuovamente quelle insuperbili vette di folk-noir espresse dalle marce e decadenti note inglobate nelle gelide campane assassine di Secret Beasts.

... a sun in your belly
and lava at your feet
burn, burn eternally...

... perchè tutto questo malessere brucia e brucerà eternamente...


... anche questo finirà tra i migliori ascolti del 2017.

3 aprile 2017

THE AUSTRASIAN GOAT & COBER ORD - Et Ils Franchirent Le Seuil [Steelwork Maschine, 2017]

- Et Ils Franchirent Le Seuil -

Per alcuni la vita è un insuccesso: un verme velenoso si apprende al loro cuore e lo rode. Provvedano essi a una bella morte.
Taluno non diventa mai dolce; ed è putrido già nell’estate. 
La viltà solo lo tiene attaccato al suo ramo.
Molti sono quelli che troppo a lungo stanno attaccati al proprio ramo.  
Potesse sopraggiungere un uragano che abbattesse dall’albero tutto ciò che è putrido e corroso dai vermi!
Potessero giungere i predicatori della morte sollecita! Essi sarebbero i veri uragani liberatori degli alberi della vita. Ma io non sento predicare altro all’intorno fuori che la morte lenta e la rassegnazione!
Ah, voi predicate la pazienza per le cose terrene? Ma le cose terrene hanno avuto troppa pazienza con voi, o calunniatori!

- Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra -


... anche questo mi sa che finirà tra i migliori ascolti del 2017!

1 aprile 2017

DIE ZWEI - Eins [Live at Blah Blah, Torino, 30.03.2017]


... ebbene sì, ad assistere all'evento live dello scorso giovedì 30 marzo 2017, presso il Blah Blah di Torino, c'era anche il condominio HgM, posto come suo solito nel punto più buio e isolato del locale... così giusto per non disturbare, ma soprattutto, per non farsi notare.

Dietro i Die Zwei ci sono i torinesi Laura Agerli e Roberto Melle, già noti per aver militato in passato presso Jormungand, Yabanci, Wuornos Aileen e altri progetti. Questo debutto si chiama Eins e credo finirà in top ascolti 2017, eh già, perchè se su 11 tracce ne individui almeno 5 da hit mentale, non puoi che metterlo nella classifica finale. Disco e band altamente consigliato per chi adora il 'noir-sintetico' anni Ottanta.

Cioè, dai, queste sonorità elettroniche che invadono la darkwave e strizzano l'occhio ad una certa tipologia di electro-industrial/ebm molto teutonica nello stile ci piacciono assai (Schönheit ricorda qualcosa tipo KMFDM).
Diciamo che la serata ci ha fatto tornare indietro nel passato, prima metà anni Novanta, quando i sabato pomeriggio già allora li passavamo in solitudine a sfogliare dischi da Maschio o Rock & Folk (si fa per dire, in mezzo a tutta quella musica non ci siamo mai sentiti soli).

Eravamo un tantino stanchi fisicamente (siamo usciti da lavoro alle 21.30), ma avevamo promesso che ci saremmo stati, e comunque avevamo da tempo qualche omaggio da consegnare all'unica persona che conoscevamo e che, tra le altre cose, ci ha aspettato perfino fuori dal locale... sotto la pioggia, al freddo gelido e con una nebbia intensa (ehhhhhh, magari).
Abbiamo parecchio apprezzato il concerto, nonchè il cd, che abbiamo comprato e che stiamo consumando in ascolto dal giorno successivo, anzi, veramente i due cd, uno verrà spedito in cruccolandia (Freiburg Im Breisgau) ad una di quelle poche persone che ha avuto la (s)fortuna di averci conosciuto nella vita reale e che ci tiene sporadicamente compagnia, seppur virtuale, ma che da queste parti ci alza assai l'umore distogliendoci da altri pensieri... quelli brutti e negativi: ci accontentiamo così.

L'ospite condominiale (quello buono) insisteva 'dai, dai, avvicinati e fatti firmare i cd'... ma gli altri due (quelli cattivi) in queste occasioni vincono sempre, e quindi: nada. Avremmo voluto tanto farci fare un autografo da Laura, ma una volta finito il live è stata avvolta da tutta una serie di gruppi di amicizie... quindi, per gente come noi, ovvero timidi e poco loquaci, era una missione impossibile, sarebbe stato come scavalcare un muro alto km e ricoperto di olio, anche perchè, tolta una sola persona, non si conosceva nessuno, dopodiché siamo usciti fuori, abbiamo salutato (apparentemente) in modo glaciale quella persona e siamo fuggiti di corsa nel bunker di casa...

... il nero ci piace, ma se tra un passo indietro e mezzo giro a sinistra, non volete vestirvi di nero, ricordo che c'è anche il viola: chissà cosa ne pensava Majorana!


Buon ascolto!

5 febbraio 2017

FUJI-YUKI - White Darkness


... per chi non lo sapesse ancora, Fuji-Yuki è la parte femmiile del duo nipponico Sarry. 
Buona visione et ascolto!

24 dicembre 2016

HILDUR GUÐNADÓTTIR - Saman [Touch, 2014]

- Hildur Guðnadóttir -

Chiudiamo il 2016 riproponendo un mio vecchio articolo scritto su The New Noise: perchè la parola saman, in islandese, vuol dire insieme.

- Saman -

Quarto album in studio – sempre per la britannica Touch – per la graziosa e brava violoncellista islandese Hildur Guðnadóttir. Basta con l’inglese, questa volta la musicista decide di espellere definitivamente le proprie emozioni attraverso la lingua madre, come testimoniano i titoli delle dodici brevi tracce, nonché il titolo, “Saman”, che tradotto significa insieme.

Crepuscolare e infarcito di chiaroscuri (in verità più scuri che chiari), Saman forse racchiude e vuole raccontare una storia d’amore finita male, cercando disperatamente di scrostarsela di dosso. Per certi versi il violoncello suonato in questa maniera potrebbe ricordare alcuni passaggi inquieti stile Haxan Cloak del primo disco omonimo o Hermann Kopp, anche se in questi casi è il violino a farla da padrone. Per questo motivo a tratti suona tremendamente noir e lugubre (“Í Hring”), mettendo ansia e terrore, ma sono le struggenti parti vocali – “Heima” (casa) su tutte – a riportarlo sui binari più consoni, vale a dire lacrimevoli. Poesie leopardiane, cartoline sbiadite e nebbiose (“Þoka”, ovverosia nebbia), paesaggi autunnali, pioggia battente che somiglia a lacrime color sangue, marce foglie di salici piangenti che si staccano dalle pareti interne del cuore come fossero pezzetti di racconti tristi da seppellire, e petali di rose rosse che, trasportate dai sospiri, si adagiano dolcemente nel profondo dell’animo per lì rimanere in eterno.

Non ci va molto a capirlo, ci sono malinconia e tristezza da vendere in questo disco. È commovente e profondo, insomma, quei tipici suoni caldi che da queste parti etichettiamo con la solita frase: l’inquieto che quieta.


... buona lettura et buon ascolto!

17 dicembre 2016

GOPOTA - Music For Primitive [Luce Sia, 2016]

- Music For Primitive -

Gopota è un termine che deriva dallo slang russo e che fa riferimento a coloro che risiedono tra gli strati sociali più bassi, però è soprattutto il duo composto da Antonio Airoldi (già Empty Chalice) e Vitaly Maklakov (EVP), che si è scelto proprio lo pseudonimo adatto: sarà mica derivante da quel fenomeno inspiegabile relativo alle misteriose registrazioni di voci elettroniche (Electronic Voice Phenomena)?

Missione Gopota 2016: dalla Russia (Knots Of Fear, Torga Amun) alla Svizzera (Music For Primitive, Luce Sia). In effetti sembra davvero il titolo di un film Bond 007, peccato che lo spionaggio lascia il campo all'horror e l'azione si annulla definitivamente sottoforma di stretto serraggio di catene insanguinate e confinamento nella più buia segreta di una abazzia medievale maledetta, abbandonata e occupata da violacei e malvagi spettri. 
Dunque vietato l'ingresso? Ma neanche per sogno, è proprio tra queste sonorità - quelle contaminate da putrida dark-ambient (quella nebbiosa e rituale costruita coi candelabri e l'argenteria ossidata da secoli) e corrosivo death-industrial (quello maleodorante e tossico come l'anidride solforosa) - che troviamo terreno fertile per buttare (quasi) sempre due righe, veloci ma (spero) con cognizione. 
Prendete la sublime suite finale Empty Eye: è come se i più orrendi e tenebrosi Gargoyle delle cattedrali normanne fossero gli spietati custodi che regolano l'oscurità e le opprimenti atmosfere di uno sperduto impianto petrolchimico delle Fiandre. È più che evidente che Music For Primitive ha una morfologia sonora incentrata su profondi abissi, ossari sconsacrati, decomposizione, serrature a doppia mandata, ruggine, desolazione, pestilenza e Morte: una sorta di malefica liturgia dalle radici latine e dagli spigoli gotici, che di riflesso rimanda a torture, inquisizione, caccia alle streghe e riti alchemici.

Vi state chiedendo se mi è piaciuto, vero? Rispondo che si capisce lontano un miglio che è un lavoro fortemente ricercato nei suoni e che ha richiesto molto tempo per dargli quella granitica e inquietante struttura scandita da respiri affannosi, ansia e malessere sociale, ma del resto se la cult-label Luce Sia (che sprovveduti non sono) li ha scelti per entrare a far parte del loro catologo un motivo c'è. Per quel che mi riguarda, anche stavolta sono riuscito a fare un breve articolo senza fare paragoni con altri dischi o illustri nomi (non è vero, a volte purtroppo ci casco), ma se siete capaci di leggere fra le righe, allora troverete quello che vi serve e probabilmente avrete la vera risposta.

PHILIPPE LAMY & MONOLOGUE - Blu Deux [Phinery, 2016]

- Blu Deux -

Non è la stessa cosa, molti dettagli si perdono. Odio scrivere ascoltando da un file o, come in questo caso, direttamente dalla pagina bandcamp della meravigliosa etichetta danese Phinery. Per cui non vediamo il momento di avere tra le mani quel maledetto feticcio anni Ottanta e che qui amiamo davvero tanto, ovvero l'audiocassetta, così nell'eventualità di aver scritto delle cavolate, dopo, si può sempre rimediare. Eh già, preferiamo l'ascolto derivante dall'oggetto fisico perchè dietro c'è tutto un rituale che parte dal pigiare il tasto play fino ad arrivare a sentire l'odore della cover e del nastro magnetico... oltre al fatto che ci ricorda molte storielle d'infanzia.

Non ci è dato sapere se Blu Deux è uno split o una semplice collaborazione con il francese di Tolosa Philippe Lamy; di certo, qualunque cosa esso sia, possiamo solo constatare che è un'altra operazione ben riuscita per la polistrumentista e musicoterapeuta - sempre meglio ricordare queste info - fiorentina Maria Rosa Sarri, questa volta con lo pseudonimo MonoLogue.
Considero il glitch una sonorità quasi glaciale, una sorta di rumore che si genera all'interno di minuscoli cristalli di ghiaccio quando i loro atomi vengono fatti vibrare da elevate e istantanee fonti di calore fino ad esplodere. Diciamo che è un lavoro che non scalda i cuori o gli animi, o meglio, non in quel senso, e mi riferisco ad esempio al brano Chiudi gli occhi e guardami, ma se il risultato è quello di criogenizzare i muscoli e le emozioni attraverso bruciature da contatto con gelidi metalli dopo essere stati immersi in azoto liquido, allora la missione è andata a buon fine. Il glitch spesso da l'impressione di essere caotico, suoni buttati lì per gioco, qui invece ha sempre una sua regolarità, nonostante in Les Yeux De Mezzanotte ho avuto la senszione di trovarmi rinchiuso dentro una sfera di cristallo pronta ad esplodere a causa di violente mazzate mentali.
Qui si mescolano e intersecano varie sfumature, a volte è asettico come una sala operatoria, altre è gelida come l'atmosfera di una astronave alla deriva, e prossima a varcare l'ingrezzo di un profondo buco nero galattico, e a volte si ha perfino la percezione di qualche flebile rintocco di campane e organi di cattedrali gotiche (Dessert).
Meno male che i frattali, i calcoli logaritmici e le curve elettrificate di Hours D’oeuvre trasmettono i giusti impulsi neuronali alla materia grigia, permettendo così un facile ingresso a questo alienante viaggio coast to coast fra microchip, altrimenti non riusciremmo a definire Tout Est Blu come un mélange fra l'istrionismo Nurse With Wound e i cocci di vetro rotti di Gregory Whithehead, o Prime Parole, Dernière Pensée considerala come l'unica traccia noise: esplosiva e abrasiva, una sorta di industrial rallentato, qualcosa tipo Annex Organon degli Aufgehoben.

Diciamolo subito, per i non avvezzi a queste sonorità Blu Deux può sembrare urticante, ma se prima ascoltate The Twilight Tone di Moon Ra - finora l'unico lavoro di Marie_e_le_Rose con cui il condominio è stato messo in seria difficoltà - allora sarete più allenati alle numerose variazioni sul tema della nostra artista italiana, il che è positivo, perchè così ci da modo di scrivere 'in modo diverso'. Tuttavia non significa che è un ascolto facile, ma non è nemmeno una tortura; sì, perchè i suoni, soprattutto quelli che fanno da tappeto, sono ultra rarefatti, talvolta perfino impercettibili che ecco giustificato il trademark di tutte le sue produzioni: for a better performance we recommend listening with a great pair of headphones!

Come al solito ottima la scelta della cover. Andando a ritroso troviamo Giuseppe Cordaro aka Con_Cetta, Nicola Corti, Giulio Aldinuci e ora Philippe Lamy, per cui la domanda è spontanea: a quando una collaborazione tutta al femminile?