Impressionante e affascinanate album (titolo: Fetid Things) per la giovane compositrice cinese di elettroacustica con base negli USA, all'anagrafe Ni Zheng,
C’è musica che intrattiene, e poi c’è musica che scava. Questo disco appartiene senza esitazione alla seconda categoria: un’esperienza di noise rituale che non cerca consenso, ma immersione totale nell’oscurità.
Il suono è cavernoso, come registrato nelle viscere di una cripta sotterranea. Un drone profondo e cupo funge da fondazione costante, una vibrazione tellurica che pulsa lenta e opprimente, simile al respiro affannoso di qualcosa di antico e impronunciabile. Sopra questa base si stratificano colate di rumore abrasivo, distorsioni viscose, frequenze che sembrano marcire nell’aria stessa.
L’atmosfera richiama un istituto psichiatrico dimenticato dal mondo: corridoi umidi, neon tremolanti, pareti che assorbono urla. Le voci mentali emergono come presenze intrusive — sussurri distorti, litanie ossessive, grida lontane — creando la sensazione di condividere la mente di un martire in piena disgregazione. Non c’è narrazione lineare, ma un flusso di sofferenza continua, un processo di espiazione dei peccati che si consuma attraverso il suono.
I rintocchi di morte scandiscono i momenti più lenti, come campane funebri che annunciano una condanna già scritta. Intorno, si agitano demoni e spettri malvagi evocati non con melodie, ma con masse sonore informi e inquietanti. Il rumore diventa rituale, il rituale diventa martirio.
La materia sonora è volutamente sgradevole: sembra trasudare vomito, ruggine, umidità. Ogni traccia è una ferita aperta, ogni climax una convulsione. Non c’è conforto, né catarsi: solo tensione che cresce, implode e si ricompone in una spirale ancora più soffocante.
Eppure, in questa brutalità c’è una coerenza precisa. Il disco costruisce un mondo chiuso, autosufficiente, dove la sofferenza non è decorazione estetica ma linguaggio primario. Un’opera estrema, disturbante, che trasforma il rumore in esperienza mistica e la dissonanza in atto di espiazione.
Non è un ascolto facile. È un attraversamento dell’abisso.


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