21 febbraio 2026

and fall and fall and fall - [UKhan Records, 2026]


- The Meadows - 
 
Album di debutto per Dora L, già former dei For The Glory of Nothing, ma qui presente con lo pseudonimo di and fall and fall and fall. Otto meravigliose tracce per poco più di 40 minuti rilasciate in modalità solo digital dalla etichetta siciliana UKhan Records.
 
The Meadows è un album che non si limita ad abitare il silenzio: lo scolpisce, lo impregna, lo trasforma in materia sonora. Fin dalle prime tracce si percepisce una tensione sotterranea, un respiro lento e nebbioso che avvolge l’ascoltatore come un paesaggio immerso in una bruma eterna. È un lavoro che si muove tra coordinate dark-ambient e derive neo-classical, fondendo orchestrazioni cinematiche a pulsazioni oscure e rarefatte. Personalemente l'avrei associato molto bene come soundtrack di quello stupendo film di Lars Von Trier dal titolo Melancholia (2011).

L’impianto sonoro è costruito su arrangiamenti profondi e stratificazioni atmosferiche che sembrano provenire da una terra remota, sospesa tra rovina e contemplazione. Le parti vocali entrano in punta di piedi, con una malinconia quasi funerea, tracciando linee melodiche sottili ma cariche di pathos. C’è una qualità eterea che attraversa tutto il disco: i suoni non sembrano semplicemente suonati, ma evocati, come spiriti richiamati da un rituale antico.

La componente orchestrale è uno dei punti più forti dell’album. Le composizioni si sviluppano con una lentezza narrativa, quasi cinematica, come, appunto, colonne sonore di film mai girati. Ogni brano è una sbiadita cartolina: lande desolate, boschi immersi in un crepuscolo permanente, cieli color rubino liquido che si sciolgono sull’orizzonte. Quella sorta di drone, spesso minimale, emerge come una voce solitaria, mentre sullo sfondo si percepisce un’ombra darkwave che pulsa discreta, mai invadente, ma costante.

La melanconia qui non è semplice tristezza: è una condizione esistenziale. Le armonie si muovono su tonalità minori, ma non cedono mai al melodramma. C’è un senso di compostezza, quasi liturgico, che rende l’ascolto un’esperienza intima e meditativa. Alcuni passaggi assumono sfumature decisamente oscure, mentre profondi e cavernosi riverberi amplificano la percezione dello spazio e del vuoto.

L'album è volutamente ovattato, come fosse filtrato attraverso un sottile velo di nebbia. Questa scelta estetica contribuisce a creare un ambiente immersivo, dove ogni dettaglio si dissolve lentamente nel successivo. Non ci sono picchi aggressivi, ma onde lente, maree emotive che salgono e si ritirano con pazienza.

The Meadows è un disco che richiede ascolto attento e tempo. Non si concede immediatamente: si rivela per stratificazioni, lasciando emergere dettagli nascosti a ogni ritorno. È un lavoro che parla di memoria, di assenza, di paesaggi interiori. Un lavoro che fonde dark-ambient e neo-classical con eleganza, lasciando una scia di malinconica bellezza e un’eco che persiste, come un ultimo rintocco nel silenzio.
 
Album lacrimevole, da consigliare a tutti gli amanti delle sonororità neo-classical scandinave in stile Arcana e The Protagonist.
 
E' in loop da stamattina. Abbaiamo apprezzato...e pure assai. 
 

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