12 marzo 2016

QUINTO LIVELLO SOTTERRANEO & USING A COLD KNIFE [Scorze, 2013]

  
Circa tre anni fa scrissi questa recensione per OndaRock. Lo split mi piacque molto e vi ricordo che (forse) ci sono ancora delle copie disponibile.

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“La ruggine è l’infermità mentale del ferro”.
- Ospedale Dei Suoni -

Una sola definizione come suggerimento per quest’album: il malfunzionamento del sistema nervoso centrale. Q.L.S. (Quinto Livello Sotterraneo) e U.C.K. (Using A Cold Knife) sono due gruppi dell’area romana; durarono il tempo necessario per pubblicare – nel 2009 – pochi brani, dimostrando tutte le loro grandi potenzialità.
Riprese e rivalutate - da colui che oggi conosciamo come Autocancrena, ma che un tempo era il personaggio oscuro che si nascondeva dietro U.C.K. - alcune canzoni finiscono per comporre questo splendido “Split” in edizione ultra limitata (30 copie).

È un vero peccato che queste band siano sparite nel giro di un solo anno, ma d’altronde queste tipologie di sonorità, che intrecciano l’industrial col noise, hanno vissuto sempre nell’oscurità più totale. Entrambe le band hanno attitudini post-punk stile Bauhaus più malati (“Double Dare”), e nelle sei tracce corrosive e distorte c’è del marcio e putrido.
È industrial a tutti gli effetti. C’è acciaieria pesante, stridore di ferro, odore di ruggine e psicofrastuono (“Piombo Fuso”); e se nei Q.L.S. a tratti sembra di ascoltare gli industrialismi delle Officine Schwartz privati della loro parte tribale, o gli strazianti deliri dei torinesi CCC CNC NCN, Using A Cold Knife, invece, accentuando la componente metallico-industriale, vira verso cupe barriere sonore al limite del noise-rock più estremo, alla Helmet (“I Am The Crowd”, “Head Of The Vermin”).

C’è alienazione e malessere sociale, parassiti e psichiatria. Ci sono le mole abrasive degli Einstürzende Neubauten, le dondolanti lamiere dei Die Tödliche Doris, e le affilate lame dei Last Few Days.
“Il tuo volto nella putrefazione, nel velluto trovo la tua emozione, siamo scivolati nel quinto livello sotterraneo”: ultima fermata dell’ascensore per l’inferno. Un disco borderline, retrò ma attuale.


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