28 febbraio 2026

NI ZHENG - Fetid Things [Don't Look Back Records, 2024]

 
- Fetid Things - 

Impressionante e affascinanate album (titolo: Fetid Things) per la giovane compositrice cinese di elettroacustica con base negli USA, all'anagrafe Ni Zheng,


- Ni Zheng - 

C’è musica che intrattiene, e poi c’è musica che scava. Questo disco appartiene senza esitazione alla seconda categoria: un’esperienza di noise rituale che non cerca consenso, ma immersione totale nell’oscurità.

Il suono è cavernoso, come registrato nelle viscere di una cripta sotterranea. Un drone profondo e cupo funge da fondazione costante, una vibrazione tellurica che pulsa lenta e opprimente, simile al respiro affannoso di qualcosa di antico e impronunciabile. Sopra questa base si stratificano colate di rumore abrasivo, distorsioni viscose, frequenze che sembrano marcire nell’aria stessa.

L’atmosfera richiama un istituto psichiatrico dimenticato dal mondo: corridoi umidi, neon tremolanti, pareti che assorbono urla. Le voci mentali emergono come presenze intrusive — sussurri distorti, litanie ossessive, grida lontane — creando la sensazione di condividere la mente di un martire in piena disgregazione. Non c’è narrazione lineare, ma un flusso di sofferenza continua, un processo di espiazione dei peccati che si consuma attraverso il suono.

I rintocchi di morte scandiscono i momenti più lenti, come campane funebri che annunciano una condanna già scritta. Intorno, si agitano demoni e spettri malvagi evocati non con melodie, ma con masse sonore informi e inquietanti. Il rumore diventa rituale, il rituale diventa martirio.

La materia sonora è volutamente sgradevole: sembra trasudare vomito, ruggine, umidità. Ogni traccia è una ferita aperta, ogni climax una convulsione. Non c’è conforto, né catarsi: solo tensione che cresce, implode e si ricompone in una spirale ancora più soffocante.

Eppure, in questa brutalità c’è una coerenza precisa. Il disco costruisce un mondo chiuso, autosufficiente, dove la sofferenza non è decorazione estetica ma linguaggio primario. Un’opera estrema, disturbante, che trasforma il rumore in esperienza mistica e la dissonanza in atto di espiazione.

Non è un ascolto facile. È un attraversamento dell’abisso.

21 febbraio 2026

and fall and fall and fall - The Meadows [UKhan Records, 2026]


- The Meadows - 
 
Album di debutto per Dora L, già former dei For The Glory of Nothing, ma qui presente con lo pseudonimo di and fall and fall and fall. Otto meravigliose tracce per poco più di 40 minuti rilasciate in modalità solo digital dalla etichetta siciliana UKhan Records.
 
The Meadows è un album che non si limita ad abitare il silenzio: lo scolpisce, lo impregna, lo trasforma in materia sonora. Fin dalle prime tracce si percepisce una tensione sotterranea, un respiro lento e nebbioso che avvolge l’ascoltatore come un paesaggio immerso in una bruma eterna. È un lavoro che si muove tra coordinate dark-ambient e derive neo-classical, fondendo orchestrazioni cinematiche a pulsazioni oscure e rarefatte. Personalemente l'avrei associato molto bene come soundtrack di quello stupendo film di Lars Von Trier dal titolo Melancholia (2011).

L’impianto sonoro è costruito su arrangiamenti profondi e stratificazioni atmosferiche che sembrano provenire da una terra remota, sospesa tra rovina e contemplazione. Le parti vocali entrano in punta di piedi, con una malinconia quasi funerea, tracciando linee melodiche sottili ma cariche di pathos. C’è una qualità eterea che attraversa tutto il disco: i suoni non sembrano semplicemente suonati, ma evocati, come spiriti richiamati da un rituale antico.

La componente orchestrale è uno dei punti più forti dell’album. Le composizioni si sviluppano con una lentezza narrativa, quasi cinematica, come, appunto, colonne sonore di film mai girati. Ogni brano è una sbiadita cartolina: lande desolate, boschi immersi in un crepuscolo permanente, cieli color rubino liquido che si sciolgono sull’orizzonte. Quella sorta di drone, spesso minimale, emerge come una voce solitaria, mentre sullo sfondo si percepisce un’ombra darkwave che pulsa discreta, mai invadente, ma costante.

La melanconia qui non è semplice tristezza: è una condizione esistenziale. Le armonie si muovono su tonalità minori, ma non cedono mai al melodramma. C’è un senso di compostezza, quasi liturgico, che rende l’ascolto un’esperienza intima e meditativa. Alcuni passaggi assumono sfumature decisamente oscure, mentre profondi e cavernosi riverberi amplificano la percezione dello spazio e del vuoto.

L'album è volutamente ovattato, come fosse filtrato attraverso un sottile velo di nebbia. Questa scelta estetica contribuisce a creare un ambiente immersivo, dove ogni dettaglio si dissolve lentamente nel successivo. Non ci sono picchi aggressivi, ma onde lente, maree emotive che salgono e si ritirano con pazienza.

The Meadows è un disco che richiede ascolto attento e tempo. Non si concede immediatamente: si rivela per stratificazioni, lasciando emergere dettagli nascosti a ogni ritorno. È un lavoro che parla di memoria, di assenza, di paesaggi interiori. Un lavoro che fonde dark-ambient e neo-classical con eleganza, lasciando una scia di malinconica bellezza e un’eco che persiste, come un ultimo rintocco nel silenzio.
 
Album lacrimevole, da consigliare a tutti gli amanti delle sonororità neo-classical scandinave in stile Arcana e The Protagonist.
 
E' in loop da stamattina. Abbaiamo apprezzato...e pure assai. 
 

7 febbraio 2026

SAVAGE DOCTRINE - Death Before Surrender [La Sanguinaria Rec, 2026]


- Death Before Surrender - 

Per la serie: parole mentalmente disconnesse.

Sembra di stare all'interno di una silenziosa camera iperbarica ma comunque riesci a percepire i rumori esterni provenienti dalla officina meccanica e pneumatica in cui è alloggiata.

Prove di laboratorio metallografico. Corrosione intergranulare e corrente elettica trifase sottocutanea.

Davvero notevole. 

30 novembre 2025

LA SANGUINARIA - Piquerism [La Sanguinaria Rec, 2025]

- Piquerism - 
 
Nuovo Ep di questo 2025, anche se in realtà La Sanguinaria ci sta dando di brutto 
e con ottimi risultati.
 
Qui si presenta con qualcosa di davvero 'pungente': Piquerism, che appunto è quella parafilia che consiste nel trovare piacere e godimento scorticando il corpo attraverso oggetti appuntiti e affilati tipo lame, 
chiodi o altro di simile.
 
Piquerism ti accoglie con ruggiti sotterranei, noise metallico torturato da flagellamenti corrosivi, e come se il suono stesso si rivoltasse su se stesso in preda ad una possessione demoniaca.
Attenzione eh: c'è il serio rischio di sprofonadare in una nebbia tossica, un limbo abitato da sussurri filtrati da garze consunte e stridori che sembrano ossa trascinate su pietre dal colore sangue calcinato.
 
Piquerism: un cuore nero, un sermone rovesciato (tocca ripetermi, ahimé).

19 ottobre 2025

LA SANGUINARIA - Holy Blood [2025]

- Holy Blood -
 
Nuove figure malate si affacciano sulla scena noise e post-industrial italiana.
Ecco, appunto: La Sanguinaria.
 
Holy Blood è un mini Ep da poco rilasciato sulla propria pagina bandcamp, ma che a breve, probabilmente, vedrà la luce (in realtà ascoltandolo per bene, di luce se ne vede davvero poca) anche in formato fisico. 
 
Tre brevi tracce per un totale di 14 minuti, come piacciono da queste parti. 
Holy Blood, ovvero: un cuore nero, un sermone rovesciato, 
in cui la voce diventa larva e la preghiera si tramuta in veleno. 
Nulla qui è umano. 
Non c'è redenzione, né catarsi: solo l'eterno ritorno di un suono che puzza di terra sconsacrata e umida, 
di sangue secco e calcinato e fumo di resina nera.
 
Holy Blood non vuole piacere. 
Vuole restare. 
Vuole infestarti. 

https://lasanguinaria.bandcamp.com/album/holy-blood